domenica 4 novembre 2012

in bocca al lupo!



Ripensavo al sogno fatto stanotte, in treno, verso Milano.
Un  rendez-vous in campo neutro, per festeggiare il compleanno di Rebecca, una delle amiche storiche del gruppo che frequentavo a Messina è la panacea per tutti i miei guai sentimentali. 
L’ideale per accantonare la mia vita per un fine settimana ad alto contenuto di Wodka martini e di confessioni erotiche (le loro), semisvenute sul divano della  nuova mansarda della mia amica.
Il treno è affollato di viaggatori in festa per il ponte lungo della festa dei defunti, sono le nove del mattino, l’aria è ancora pregna di ricordi di sogni della notte appena passata.
Ho sognato una bambina, una dolce e affettuosa, piccola sconosciuta dagli occhi verdi che mi si era aggrappata al collo ad una festa sulla spiaggia. Figlia di qualcuno che non ero io, affondava il suo piccolo viso sul mio collo, l’odore di borotalco e di biscotti, mi inteneriva.
 Mi piaceva quella pupetta aggrappata come un cucciolo di koala alle mie spalle, era dolce e impaurita.Quella voglia di essere al sicuro, il calore di quel corpicino sconosciuto, mi faceva venire la voglia di portarla a casa con me, di proteggerla.
 Quello che mi ha sorpreso di più al mio risveglio è la sensazione di gioia e benessere che quella piccola mi aveva dato con il suo abbraccio, un amore incondizionato.
 Una volta, tanto tempo fa, una psicologa durante una cena, mi aveva spiegato che in questo genere di sogni la bimba rappresenta la parte più intima di te, evidentemente, la mia bambina interiore, aveva bisogno di coccole.
Seduta di fronte a me, una ragazza sgranocchia distrattamente delle noccioline da un pacchetto aperto con poca attenzione. Il trucco del giorno prima non è ancora completamente sbiadito, le labbra sono gonfie e rosse. Indossa un abito corto, verde bottiglia, con stivali neri dal tacco alto, le calze leggermente smagliate mi fanno pensare che non sia tornata a casa sua stanotte. La sua pelle è chiara e le occhiaie di chi non ha dormito fanno da cornice a degli occhi sognanti, persi nel paesaggio che scorre veloce.
Sorride, a tratti, come se rivivesse nella memoria un’emozione provata. E’ radiosa e porta con se l'innocente gioia di una notte d’amore.
 Ha dormito in un letto non suo, non ha avuto il tempo di sciacquarsi la faccia, di lavarsi i denti, timida di quella vergogna ad entrare in un bagno che non conosci. 
Persa in una bolla d’euforia amorosa non si guarda intorno, è silenziosa. Sorride mentre manda un messaggio al telefono di colui che le ha regalato una mattina così speciale. 
Muove leggermente la testa, ascoltando con le cuffietta una musica che gli ricorderà per sempre gli occhi di lui, le sue mani, le sue parole.
Vorrei dirle di tenersi strette le sensazioni che sta provando, di assaporarle lentamente, di conservarle per quando avrà bisogno di ricordare cosa vuol dire sentirsi innamorata.
Chissà se ne varrà la pena? Chissà se lui ti renderà felice? Mi chiedo guardandola.
Chissà per quanto tempo il tuo amore ti riempirà così tanto da non farti sentire sola.
Lei non sa di essere bellissima in questo momento, forse immagina lui, il donatore di sogni, che la stringe, che le dice che ama solo lei.
La invidio, di un’invidia buona, che non fa male a nessuno.
Ricordo me al suo posto, il rimmel sbavato, la gioia intensa, la certezza che quell’amore non finirà mai e sorrido.
Arrivata a Milano raccolgo le mie cose. Le auguro empaticamente che quest’amore sia quello giusto, quello che la renderà felice, esattamente come è adesso. Distrattamente, la ragazza con la calza smagliata, fa una pausa dai suoi pensieri, si gira e mi saluta, mi fa un sorriso, ancora persa nei suoi intimi ricordi.
Le auguro buon viaggio e complice le dico “in bocca al lupo, per tutto.”

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