Ripensavo al sogno fatto stanotte, in treno, verso Milano.
Un rendez-vous in campo neutro, per
festeggiare il compleanno di Rebecca, una delle amiche storiche del gruppo che
frequentavo a Messina è la panacea per tutti i miei guai sentimentali.
L’ideale
per accantonare la mia vita per un fine settimana ad alto contenuto di Wodka martini
e di confessioni erotiche (le loro), semisvenute sul divano della nuova mansarda della mia amica.
Il treno è affollato di viaggatori in festa per il ponte
lungo della festa dei defunti, sono le nove del mattino, l’aria è ancora
pregna di ricordi di sogni della notte appena passata.
Ho sognato una bambina, una dolce e affettuosa, piccola
sconosciuta dagli occhi verdi che mi si era aggrappata al collo ad una festa
sulla spiaggia. Figlia di qualcuno che non ero io, affondava il suo piccolo
viso sul mio collo, l’odore di borotalco e di biscotti, mi inteneriva.
Mi
piaceva quella pupetta aggrappata come un cucciolo di koala alle mie
spalle, era dolce e impaurita.Quella voglia di essere al sicuro, il calore di quel corpicino sconosciuto, mi faceva venire la voglia di portarla a casa con me, di proteggerla.
Quello che mi ha sorpreso di più al mio
risveglio è la sensazione di gioia e benessere che quella piccola mi aveva dato
con il suo abbraccio, un amore incondizionato.
Una volta, tanto
tempo fa, una psicologa durante una cena, mi aveva spiegato che in questo
genere di sogni la bimba rappresenta la parte più intima di te, evidentemente,
la mia bambina interiore, aveva bisogno di coccole.
Seduta di fronte a me, una ragazza sgranocchia
distrattamente delle noccioline da un pacchetto aperto con poca attenzione. Il
trucco del giorno prima non è ancora completamente sbiadito, le labbra sono
gonfie e rosse. Indossa un abito corto, verde bottiglia, con stivali neri dal
tacco alto, le calze leggermente smagliate mi fanno pensare che non sia tornata
a casa sua stanotte. La sua pelle è chiara e le occhiaie di chi non ha dormito
fanno da cornice a degli occhi sognanti, persi nel paesaggio che scorre veloce.
Sorride, a tratti, come se rivivesse nella memoria un’emozione
provata. E’ radiosa e porta con se l'innocente gioia di una notte d’amore.
Ha dormito in un
letto non suo, non ha avuto il tempo di sciacquarsi la faccia, di lavarsi i
denti, timida di quella vergogna ad entrare in un bagno che non conosci.
Persa
in una bolla d’euforia amorosa non si guarda intorno, è silenziosa. Sorride
mentre manda un messaggio al telefono di colui che le ha regalato una mattina
così speciale.
Muove leggermente la testa, ascoltando con le cuffietta una musica che gli ricorderà per sempre gli occhi di lui, le sue mani, le sue parole.
Muove leggermente la testa, ascoltando con le cuffietta una musica che gli ricorderà per sempre gli occhi di lui, le sue mani, le sue parole.
Vorrei dirle di tenersi strette le sensazioni che sta
provando, di assaporarle lentamente, di conservarle per quando avrà bisogno di
ricordare cosa vuol dire sentirsi innamorata.
Chissà se ne varrà la pena? Chissà se lui ti renderà felice?
Mi chiedo guardandola.
Chissà per quanto tempo il tuo amore ti riempirà così tanto
da non farti sentire sola.
Lei non sa di essere bellissima in questo momento, forse
immagina lui, il donatore di sogni, che la stringe, che le dice che ama solo
lei.
La invidio, di un’invidia buona, che non fa male a nessuno.
Ricordo me al suo posto, il rimmel sbavato, la gioia
intensa, la certezza che quell’amore non finirà mai e sorrido.
Arrivata a Milano raccolgo le mie cose. Le auguro empaticamente che quest’amore
sia quello giusto, quello che la renderà felice, esattamente come è adesso.
Distrattamente, la ragazza con la calza smagliata, fa una pausa dai suoi pensieri, si gira e mi saluta, mi fa un
sorriso, ancora persa nei suoi intimi ricordi.
Le auguro buon viaggio e complice le dico “in bocca al lupo,
per tutto.”
Bello :) Ciao Francesca!
RispondiEliminaGrazie, ho visto che hai un blog anche tu, vero? Ciao
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