Elettra
L’ufficio aveva le pareti colorate di grigio, la lucida scrivania era di un tono più scuro dei muri color topo, il cielo fuori dalla finestra era coperto da nuvole cariche di pioggia che incombevano su una Milano ancora mezza addormentata. L’orologio segnava le otto e quarantacinque.
"Dovremmo essere in estate!", pensò con disappunto Elettra, scrollando dai lunghi capelli chiari la pioggia raccolta dalla corsa in motorino.
Maria, la sciatta ma efficiente segretaria, portò sulla scrivania di Elettra un fascio di ventuno rose rosse a gambo lungo.
"Sempre lui?", chiese, non alzando lo sguardo dal pc.
"Sempre lui.", rispose la donna aggiustandosi la gonna, porgendole il biglietto.
"Prendile tu, usale per fare ingelosire quel rammollito di tuo marito."
Accartocciò il biglietto senza leggerlo e lo buttò nel cestino.
Erano settimane che ogni giorno arrivavano fiori da un vecchio amante respinto.
Le dita sottili battevano veloci sui tasti del pc, rispondere alle email arrivate era il primo compito delle sue lunghe giornate di lavoro.
Strategic-planner della più importante agenzia pubblicitaria di Milano, fino ad un anno prima Elettra si sentiva pienamente realizzata.
Aveva un ottimo stipendio che le permetteva di assecondare tutte le sue debolezze, era in affitto in unloft, piccolo, ma sapientemente arredato, e un nutrito giro di altolocate amicizie le regalava una brillante vita mondana.
Coltivava relazioni sessuali futili, al solo scopo di gratificare il suo ego. Cinica e di una bellezza scandinava, collezionava uomini come collezionava scarpe, per puro diletto.
Dodici mesi prima aveva incontrato Carlo ed era diventata la donna dell’unico figlio di un monumento dell’imprenditoria italiana. L’aveva puntato con la precisione di un killer, l’aveva sedotto, l’aveva avuto.
Qualcosa però da un po’ di tempo la tormentava. Antiche insicurezze, insonnia, voci che sapeva non essere reali.
Le lunghe dita battevano veloce la risposta ad un cliente molto importante. Si osservò la mano, sull’anulare mancava l’anello.
Era diventato un pensiero fisso, ossessivo, voleva vedere un grosso brillante splendere al suo anulare, desiderava sposare Carlo, trasferirsi nell’antica villa appena fuori Milano e avere un figlio il più presto possibile, anche se lei di figli, fino a quel giorno, non ne avrebbe mai voluti.
Carlo non le aveva mai neanche accennato alla possibilità di sposarsi, non aveva neanche mai parlato di convivenza, figuriamoci di figli. Un anno di dipendenza sconsiderata per un uomo decisamente meno interessante di lei, si era trasformata in una spasmodica ricerca di conferme.
Guardando la foto in bella mostra sulla sua scrivania che li ritraeva insieme, felici e appassionati, stesi abbracciati su una spiaggia alle Maldive, avvertì una familiare fitta allo stomaco.
La sua inadeguatezza cronica stava invadendo nuovamente la sua vita.
Le sue mani cercarono istintivamente il pacco di sigarette nella borsa di Prada, ne mise una in bocca per assaporare ancora spento il profumo aromatico del tabacco. L’ufficio, animato da puntuali stacanovisti come lei, vietava il fumo. Elettra si alzò, andò in bagno per aprire la finestra che dava su corso Torino, inspirò l’aria pungente di quel luglio anomalo e con movimenti lenti e studiati, si accese la terza sigaretta della giornata.
La sua stanza puzzava di stalla, pensò Elettra spalancando le imposte su una serata ancora umida. L’odore fresco di pioggia la rasserenò, le calmò i nervi tesi.
La stanza arredata con tutte le sfumature d’azzurro le sembrò claustrofobica, la luce tenue delle lampade ai lati del letto creava ombre sinistre sulle tende mosse dal vento.
Il vestito per la serata era appeso all’anta dell’armadio, era splendido, pensò. Lei, l’avrebbe valorizzato con la sua figura alta e snella, pensò. Il blu del morbido tessuto avrebbe fatto brillare i suoi occhi celesti, le scarpe alte, confezionate da un noto artigiano, l’avrebbero fatta assomigliare ad una modella, lo spacco profondo avrebbe messo in bella mostra le sue lunghe gambe muscolose.
Seduta a fumare sul letto disfatto, Elettra avrebbe voluto dimenticare l’appuntamento, nascondersi sotto le coperte, ubriacarsi e addormentarsi profondamente.
Tutta la Milano che conta, sarebbe stata al sontuoso ricevimento che la mamma di Carlo aveva organizzato. Lei era la sua accompagnatrice, lei era "quella" che stava con Carlo Mercuzi.
Visualizzazione post con etichetta #passione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta #passione. Mostra tutti i post
mercoledì 3 febbraio 2016
Elettra, la matta...
Etichette:
#aborto,
#amore,
#curioseformedamore,
#follia,
#francescabonannoisole,
#Giulia,
#innamorarsi,
#libro,
#love,
#passione,
#principessa,
#problemididonne,
francescabonanno
mercoledì 13 gennaio 2016
Parliamo di romanticismo...
Parliamo di romanticismo, il mio romanticismo.
Diversamente romantica, tendente al cinico, a volte
spoetizzante, con uno humor molto inglese, ingenuamente ironica, atrocemente
sarcastica non potevo che non sviluppare un romanticismo tanto curioso tanto
ignorato. Ci sono donne che la pensano come me, lo so, ne sono assolutamente
convinta.
Non mi accorgo del romanticismo classico, non mi colpisce,
non mi impressiona, mi lascia indifferente. A tratti, mi annoia.
Ci sono delle cose invece, che mi colpiscono direttamente al
cuore e me lo sciolgono, sono particolari, assurdi particolari.
Trovo romantici gli uomini che ti coprono quando hai freddo
e che non ti richiedono indietro quello con cui ti hanno coperto, perché mi
rimane il ricordo del calore sentito, ogni volta che avrò addosso quel qualcosa
di suo.
Di solito, il facile cliché delle rose, non mi convince per
niente, i fiori muoiono, sporcano e mi fanno allergia. Trovo romanticissimo il
Ficus Benjamin, bello frondoso, verde brillante, mazzi di basilico che poi ci
faccio il pesto, il rosmarino la lavanda che poi la metto nei cassetti e cesti carichi
di verdure fresche.
Mi innamoro di uomini che mi portano le valige, che mi
riparano gli elettrodomestici, che mi appendono i quadri, che mi risolvono i problemi.
Trovo che la ripetizione di una frase, di un soprannome
segreto, nel corso di una storia d’amore, possa diventarne il romantico titolo.
Trovo molto romantica l’educazione e chi scende dalla macchina e accompagna al
portone perché è buio e vuole essere sicuro di metterti al sicuro, magari con un
bacio.
Mi piacciono gli spagnoli d’animo, per la loro eleganza nei movimenti,
tanta aggraziata cura nel modo di muoversi sottintende un animo Borbone che
ricorda i principi bruni che governavano
la mia calda Sicilia. Una sensualità naturalmente studiata negli abbracci, nel
modo di guardare, nel gioco morbido di non rispettare i confini, tutta questa
grazia mi rincretinisce, completamente. Quella parte da Cenerentola demente, si
sveglia e sorride pure, la deficiente.
Poi c’è il cibo e tutto quello che appaga i sensi.
A me non mi importa se ha fatto un corso da Master Chef,
che lui abbia una cantina stracolma di etichette celeberrime, che lui non sappia cucinare un
uovo bollito o se mi sa saltare l’anatra all’arancia con tanto di flambè, quelli
sono fatti suoi, non mi interessa minimamente, ma attenzione, attenzione, deve essere
romanticamente capace di procurarmi buon vino, buon cibo e un’ottima compagnia.
Non a caso trovo molto romantiche quelle trattorie italiane con le tovaglie a
quadretti e la candela nella bottiglia vuota di vino come
centrotavola.
Trovo romantico tutto quello che produce calore.
Il sole predispone il
mio animo al romanticismo, anche i camini, le sciarpe, i rubini, vado giù di
testa per le coperte in cui avvolgersi, stufe a gas, l’idromassaggio caldo, la voce di Norah, una
bella tazza di caffè americano quando fuori fa freddo, un bicchiere d’Amarone,
una zuppa calda e buona, le candele, un cognac
con della cioccolata.
Trovo romantico chi mi sveglia la mattina, perché trovo le sveglie romantiche.
Trovo romantico chi mi sveglia la mattina, perché trovo le sveglie romantiche.
Trovo romantico l’odore della pelle, che sa di bagnoschiuma, di sole, d’amore, di me.
Trovo romanticissimi gli spostamenti.
Se dal punto A ti porta
al punto B, già lo si guarda
diversamente.
Se ti porta in campagna che sia un bosco o un agriturismo
poco importa, l’importante è che ci sia la possibilità di mangiare. Al mare, in
città di notte quando sei al mare, deserta, un taxi, un treno, Dio, quanto sono romantiche le stazioni. Insomma lo spostamento
illanguidisce.
Ora, dopo che vi ho illustrato la mia forma diversa di
romanticismo, lo capite perché sono ancora single, vero? ;-)
Etichette:
#amore,
#cuore,
#innamorarsi,
#love,
#notte,
#passione,
#romanticismo
Iscriviti a:
Post (Atom)