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martedì 19 gennaio 2016

Stasera arancine!


Stasera arancine!

Mia mamma, lo sa. Quando cucino le arancine o come si dice a Messina, gli arancini, lei lo sa, lo sa.

Che quello che è, c’è…

E’ complicato a volte tradurre in italiano un concetto siciliano. Ci provo.

Mia madre, con fare saccente, alzando gli occhi al cielo, pronuncerebbe questa frase entrando in cucina e vedendo gli ingredienti di rito per la preparazione degli arancini sul tavolo da cucina, quasi senza guardarmi, senza aspettare una risposta, vaga e allusiva come solo una madre sa essere. La ripeterebbe due volte, per essere capita meglio, casomai la prima fosse sfuggita.

Perché gli arancini non si preparano così al volo, dieci minuti di spignattare e via, no! Ci vuole tempo. Minimo un’ora e mezza, senza la frittura. Ci vuole valiiia, direbbe la genitrice, strascicando la i di valia che significa voglia. Allusiva, appunto.

L’arancino fatto a casa è una coccola che ti vuoi fare per davvero, perché costa tempo.
Tempo e fatica.

Già il riso, un buon quarto d’ora di cottura, stasera bianco con broccoli saltati, acciughe e uvetta. Diversi da quelli che preparo di solito. A me piacciono bianchi, quelli col ragù non mi convincono fino in fondo. Non so se aggiungere un po’ di zafferano. Ancora non lo so. Ho il tempo mentre il riso bolle, di pensarci.

Quando prepari gli arancini, di solito lo comunichi. Le mie amiche lo sanno.
Sanno che sto preparando gli arancini.

Io la situazione ce l’ho chiara su quasi tutti i punti di vista…quindi faccio gli arancini, perché? Una domanda da Marzullo.
Perché l’arancino è un rito, l’impanatura ad esempio, mica è facile?
Devi usare tantissimo le mani, una cosa che come fare il pane, ti impegna in prima persona, una specie di corpo a corpo. Prima la farina, poi stringi, stringi, nell’uovo, bagni, bagni, e poi la mollica, tutta, dappertutto, a coprire tutti i buchi, che se no poi si apre in frittura.
La frittura. Pure quella, è un attimo, che anche dopo anni di attento e assiduo esercizio, scivoli su una frittura scorretta. Dopo anni ho capito, l’ho capito davvero.

 L’arancino e la sua preparazione è una forma attenta di meditazione.

Di meditazione del sud.

C’è chi al nord fa yoga? Corrono, anche, per schiarirsi la mente…anche in un ambiente puzzolente e correndo a vuoto, come i criceti sulla ruota, davanti a un video.

Per me il movimento dovrebbe essere finalizzato a qualcosa di pratico. Nuoto, a mare, raccolgo sassi, conchiglie e pesco. Passeggio nei prati, faccio trekking? Torno a casa con mazzi di lavanda, frutta che ho trovato per strada, corteccia e muschio per il presepe, pigne da colorare, basi di tronchi per fare sedie.

Noi siciliani, dicevo, divago come al solito, facciamo yoga, ma facciamo pure gli arancini, che poi dopo lo yoga se ti siedi a tavola e ci sono gli arancini che hai fatto tu, c’è più soddisfazione.

Quindi tutto quel preparare ha a che fare con la meditazione, la cucina è una forma di meditazione, come tutte le cose che fai d’istinto, col cuore.

Quindi io stasera, scappo che faccio gli arancini!

“Quello che è, c’è!”

Sento la voce anche se non c’è… trovo molto romantico preparare gli arancini...

 

 

 

 

mercoledì 13 gennaio 2016

Parliamo di romanticismo...


Parliamo di romanticismo, il mio romanticismo.

Diversamente romantica, tendente al cinico, a volte spoetizzante, con uno humor molto inglese, ingenuamente ironica, atrocemente sarcastica non potevo che non sviluppare un romanticismo tanto curioso tanto ignorato. Ci sono donne che la pensano come me, lo so, ne sono assolutamente convinta.

Non mi accorgo del romanticismo classico, non mi colpisce, non mi impressiona, mi lascia indifferente. A tratti, mi annoia.

Ci sono delle cose invece, che mi colpiscono direttamente al cuore e me lo sciolgono, sono particolari, assurdi particolari.

Trovo romantici gli uomini che ti coprono quando hai freddo e che non ti richiedono indietro quello con cui ti hanno coperto, perché mi rimane il ricordo del calore sentito, ogni volta che avrò addosso quel qualcosa di suo.

Di solito, il facile cliché delle rose, non mi convince per niente, i fiori muoiono, sporcano e mi fanno allergia. Trovo romanticissimo il Ficus Benjamin, bello frondoso, verde brillante, mazzi di basilico che poi ci faccio il pesto, il rosmarino la lavanda che poi la metto nei cassetti e cesti carichi di verdure fresche.

Mi innamoro di uomini che mi portano le valige, che mi riparano gli elettrodomestici, che mi appendono i quadri, che mi risolvono i problemi.

Trovo che la ripetizione di una frase, di un soprannome segreto, nel corso di una storia d’amore, possa diventarne il romantico titolo.

Trovo molto romantica l’educazione  e chi scende dalla macchina e accompagna al portone perché è buio e vuole essere sicuro di metterti al sicuro, magari con un bacio.

Mi piacciono gli spagnoli  d’animo, per la loro eleganza nei movimenti, tanta aggraziata cura nel modo di muoversi sottintende un animo Borbone che ricorda i principi bruni  che governavano la mia calda Sicilia. Una sensualità naturalmente studiata negli abbracci, nel modo di guardare, nel gioco morbido di non rispettare i confini, tutta questa grazia mi rincretinisce, completamente. Quella parte da Cenerentola demente, si sveglia e sorride pure, la deficiente.

Poi c’è il cibo e tutto quello che appaga i sensi.

A me non mi importa se ha fatto un corso da Master Chef, che lui abbia una cantina stracolma di etichette  celeberrime, che lui non sappia cucinare un uovo bollito o se mi sa saltare l’anatra all’arancia con tanto di flambè, quelli sono fatti suoi, non mi interessa minimamente,  ma attenzione, attenzione, deve essere romanticamente capace di procurarmi buon vino, buon cibo e un’ottima compagnia. Non a caso trovo molto romantiche quelle trattorie italiane con le tovaglie a quadretti  e  la candela nella bottiglia vuota di vino come centrotavola.

Trovo romantico tutto quello che produce calore.

 Il sole predispone il mio animo al romanticismo, anche i camini, le sciarpe, i rubini, vado giù di testa per le coperte in cui avvolgersi, stufe a gas, l’idromassaggio caldo, la voce di Norah, una bella tazza di caffè americano quando fuori fa freddo, un bicchiere d’Amarone, una zuppa calda e buona, le candele, un cognac  con della cioccolata.
Trovo romantico chi mi sveglia la mattina, perché trovo le sveglie romantiche.

Trovo romantico l’odore della pelle, che sa di bagnoschiuma, di sole, d’amore, di me.

Trovo romanticissimi gli spostamenti.

Se dal punto A ti porta  al punto B, già lo si guarda diversamente.

Se ti porta in campagna che sia un bosco o un agriturismo poco importa, l’importante è che ci sia la possibilità di mangiare. Al mare, in città di notte quando sei al mare, deserta, un taxi, un treno, Dio, quanto sono romantiche le stazioni. Insomma lo spostamento illanguidisce.

Ora, dopo che vi ho illustrato la mia forma diversa di romanticismo, lo capite perché sono ancora single, vero?  ;-)