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mercoledì 26 ottobre 2016

#SAVETHEDATE 29 Ottobre






You may say, I'm a dreamer but i'm not the only one...


Scomodo il caro John, per dirvi, rieccomi.
Altro giro, altra corsa. Altra presentazione. 
Che poi mi piace presentare dentro un bar, mi piace di più, c'è un clima più cordiale, le persone sono più a loro agio. 
C'è il ponte lungo, c'è una predisposizione alla vacanza. A fare qualcosa di diverso.
In un posto che conosco poco, mi è piaciuto il nome del bar, ma conosco  Via Castiglione ed è allegra, sempre in movimento, affascinante, è Bologna.
Va bene anche la musica, l'importante è che si accordi al tutto, all'atmosfera, al messaggio che si vuole passi. 
...quindi, vi aspetto!
Penso di iniziare la serata con una piccolo esperimento per farvi entrare subito in clima col libro...
...e non vi dico altro per non rovinarvi la sorpresa...

sabato 30 gennaio 2016

Giulia

E questa in ordine di apparizione è Giulia, una delle tre protagoniste del mio libro.
Giulia

"L’estate stona con l’infelicità.", pensava Giulia.


Entrava molta luce dalle grandi vetrate, nonostante il temporale. Guardava, distratta, gli alberi carichi di nuove gemme piegate dalla pioggia.


La piccola sala, dove le cinque donne aspettavano davanti ad una porta chiusa, era intrisa di dolore.


Tutte quelle donne non sarebbero diventate madri, non di quei bambini perduti.


Il reparto di ecografia ginecologica pullulava di grandi pancioni. Risuonava di rapidi battiti di giovani cuori, di gioia.


Le quattro donne insieme a Giulia soffrivano.


Perdere un bambino è sempre una violenza che una donna eviterebbe volentieri.


Una giovane biondina, coperta di lentiggini, guardava impietrita un signore che riparava la macchina del caffè. Aveva la tuta macchiata di rosso scuro, scarpe da tennis sdrucite usate come pantofole e grandi occhi verdi gonfi di pianto. Annuiva distratta ad una corpulenta signora di mezza età che accompagnava la storia delle sue sventure, con svolazzi di mani minuscole. Raccontava tutto: aborto, raschiamento, emorragia.


È come se riuscissi a sentire l’odore del sangue, pensò Giulia.


"È inguaiata!", le aveva detto il maleducato dottore di origini campane, appena conclusa la prima ecografia.


"È una gravidanza ectopica.", aveva sentenziato scuotendo la testa. 10








"L’embrione si è impiantato fuori dall’utero, dobbiamo operare e toglierle la tuba. È una precauzione per lei, signora, le gravidanze extra-uterine possono essere mortali.", aveva annunciato togliendosi gli occhiali, dopo aver letto la cartella clinica di Giulia.


Il medico era un cinquantenne belloccio che si credeva estremamente spiritoso. Un’abbronzatura da vacanza sulla neve, una fede al dito e un gruppo di giovani infermiere adoranti, completavano il cliché.


Era incinta.


Aspettava un bambino dall’uomo con cui aveva una relazione clandestina.


Si sarebbe dovuta operare per estirpare il frutto del peccato, le suggeriva bigotta la sua anima indottrinata da un padre, la cui fede rasentava il fanatismo. Non era stata decisamente la sua settimana fortunata.


Era iniziata al meglio, rifletteva Giulia guardando il vento scuotere gli alberi: il suo amante le aveva regalato un viaggio di due settimane alle isole Eolie, a Salina. Era contenta, stupefatta ma contenta; probabilmente era quello di cui avevano bisogno.


Gli ultimi sei mesi erano stati un inferno di sensi di colpa e di passione sfrenata. Le avrebbe fatto bene cambiare aria, resettare tutto, dimenticarsi di questo brutto incidente.


Chissà cosa avrebbe fatto se il bambino fosse stato al posto giusto… Come sarebbe stato, cosa avrebbe fatto, che decisione avrebbe preso? L’avrebbe tenuto?


Il figlio di Marco, perché era di Marco, non aveva alcun dubbio.


A trentasette anni, con un lavoro part time e un minuscolo appartamento in affitto a Roma, la città più caotica del mondo, avrebbe avuto il coraggio di lasciare il suo fidanzato storico, per avere e crescere da sola il 11








figlio del suo amante, un impenitente e orgoglioso single?


"Dio hai veramente un bel senso dell’umorismo", pensò amara.



sabato 23 gennaio 2016

Vi presento Viola!



Viola


...Il cielo stellato si era illuminato di una tiepida luce, il buio lasciava il posto ad un nuovo giorno. Il viso di Viola era segnato da una notte insonne passata a scrivere, a correggere, riordinare i pensieri.

Mosse in tutte le direzioni la testa nel tentativo di non sentire quel dolore sordo alla prima vertebra che l’affliggeva già dopo un paio d’ore, seduta alla scrivania.

"Anche questa notte è passata!", si disse guardandosi al grande specchio rettangolare accanto al letto.

Aveva un aspetto orribile, i lunghi capelli neri erano aggrovigliati, il trucco intorno agli occhi sbavato, dava un’idea di sporco e disordinato.

Una doccia avrebbe sistemato tutto, pensò pratica.

I giorni precedenti l’anniversario della morte di Fiorella erano giorni in cui Viola perdeva il controllo della sua vita.

Erano passati quasi dieci anni da quel giorno tremendo e il dolore bruciava dentro, straziante come allora.

Iniziava tutto in maniera casuale: prima delle inusuali disattenzioni, poi piccole ferite in cucina, le accidentali cadute, infine l’insonnia.

L’ansia che le toglieva il fiato arrivava di notte, silenziosa e subdola, le stringeva il petto, la costringeva ad una veglia costante, timorosa.

I ricordi, gli odori, le sensazioni di quei giorni ormai lontani, tornavano come uno schiaffo a ricordarle cosa fosse successo.



Aveva messo via, meticolosamente, tutti gli oggetti che potessero portarla indietro con la memoria, aveva conservato le foto, regalato i vestiti, aveva stipato in soffitta tutti i ricordi legati a lei, in un grosso baule chiuso da dieci anni.
L’assenza però a volte è più potente della presenza.
“Non è vero che il tempo cancella le ferite…”, si disse Viola immersa fino al collo nella vasca smaltata di verde.
“Ci si abitua a portarle addosso come un marchio indelebile di infelicità, come un’incrinatura del tuo essere che sarebbe stato diverso senza quei segni.
È l’abitudine alla sofferenza che rende possibile continuare a vivere, è la lenta accettazione di quello che è accaduto che ti permette di vivere un giorno dopo l’altro”.
Ancora oggi, dopo dieci anni, in una piccola parte di lei, ad ogni attimo di felicità, ne seguiva uno di profondo sconforto.
Lei non poteva permettersi di essere felice, non fino in fondo.
Era viva, mentre Fiorella non c’era più e questo le doveva bastare, si disse prima di immergere la testa sotto l’acqua coperta da bolle profumate. Il gallo, in lontananza, dava il benvenuto al nuovo giorno...
 Curiose forme d'amore  (Albatros edizioni)



mercoledì 20 gennaio 2016

Il mio nuovo libro è in vendita, gasatissima sono!!!











...è nato finalmente, è in vendita, è pronto.
Il mio secondo romanzo "Curiose forme d'amore" è sul mercato. Da pura fantasia si è trasformato in carta e parole.
Sono agitatissima!!!


Se volete trovare e leggere subito il mio libro cercate qui.