giovedì 1 novembre 2012

giorno dei morti



Il giorno dei morti.
Oggi, purtroppo, sono lontana dai miei, che riposano insieme nella cappella di famiglia del cimitero di Messina.
 I cimiteri non mi spaventano, si respira una pace profumata di fiori in decomposizione, che mi rilassa, mi pacifica. Vado spesso al cimitero quando sono a Messina, mi piace passeggiare tra le tombe, piccoli scrigni marmorei di vite passate, leggere gli epitaffi, controllare curiosa le date di nascita e morte, osservare le foto ingiallite di volti sorridenti fare capolino da tanta immobilità.
Il giorno dei morti nella mia città splende il sole, è una tradizione tacita e granitica.
Ci si veste con cura, perché la visita ai defunti è uno spettacolo da condividere con tutta la città, una folla di anime vive invade il regno dove giocano ogni giorno anime silenziose.
 Sono abituate al silenzio, alla quiete e sorrido, alla vista di parenti carichi di fiori colorati, comprati con amore dal fioraio appena fuori il grande cancello nero di ferro battuto dell’entrata, pensando che tanta confusione le possa disturbare, confondere, turbare la loro quotidiana routine. 
Si aprono i cancelli arrugginiti di cappelle, chiuse da troppo tempo, per non avvertire il tanfo di marcio di fiori ormai secchi, l’odore di chiuso e di polvere che dall’ultima visita si è accumulata sui piccoli altari. Gesti automatici, rituali, per riportare al nuovo quello che giornalmente è abbandonato. 
Mi vedo piccola, vestita, composta, in un abito nuovo, comprato per l’inverno che doveva ancora arrivare, correre alla fontana vicino alla cappella per pulire i vasi, dove l’acqua evaporata aveva  lasciato i segni del calcare sul vetro. Ricordi di me bimba, riempire d’acqua gelida vasi più grandi di me, con la paura di macchiare di fango, le scarpe nuove che Lucilla mi aveva costretto ad indossare. Era un giorno di festa, la scuola era chiusa e la promessa di un pranzo fuori con tutta la famiglia mi rallegrava, sapevo che la nonna Paola, come ogni anno, mi avrebbe comprato i dolci di marzapane a forma di castagna e di carruba, che tanto mi piacevano. Le sue parole dolci ma decise, lei, la mia dolce nonna, bella, alta, con la sua immancabile collana di perle, rimproverarmi per il chiasso che il giorno dei morti era inopportuno e la mano grande di mio padre, che profumava di sigaro, stringere la mia, durante la messa dentro la cappella.
 I passi lenti, con le mani dietro la schiena di mio nonno, il padre di Lucilla, insieme a quelli dei miei zii, salire la collinetta che portava alla tomba di mia nonna Giovanna, una nonna che purtroppo non ricordo. Pensavo che lei era più fortunata ad avere una tomba all’aperto, non era chiusa in un’angusta cappella in compagnia di sconosciuti morti tanto tempo prima. Lo penso anche adesso quando le porto i narcisi blu, che mi dicono, adorava.


Immaginavo le anime delle persone defunte camminare per la strada, bordata da alti cipressi, tenendosi a braccetto per farsi compagnia. Mi piaceva figurarmele a chiacchierare del tempo sulle panchine di ferro battuto, vedevo distinti signori col cappello inchinarsi in segno di saluto davanti a belle dame ingioiellate.
 Credevo di sentire i sussurri romantici di amanti sfortunati, le risate di bambini che giocavano tra le tombe a nascondino, e rimproveri col sorriso, di vecchi nonni orgogliosi. 


 L’ultima volta che da sola, in un giorno qualunque sono andata al cimitero, avevo molti più fiori da portare.
La differenza di temperatura tra l’esterno e l’interno della cappella mi coglie di sorpresa ogni volta, rabbrividisco. Mia nonna, mio nonno, mio padre, tutti insieme mi guardano da foto di una vita che non c’è più, in silenzio porto i vasi senza acqua alla fontana, li svuoto dei resti marci di un gesto d’affetto, spazzo per terra la polvere e le foglie che si sono accumulate come un velo di disattenzione, lavo l’altare, cambio i mozziconi di candele con delle nuove appena comprate, le sistemo dritte, nei candelieri. Mia nonna mi sorride, grata di tanta attenzione. Mio padre mi ascolta, mentre racconto le ultime novità delle mie sorelle, di Lucilla, le mie. Avrei tanto da raccontare oggi, vorrei essere là con loro, svuotare, riempire, spazzare insieme alle mie sorelle, a mia madre, ai miei figli. Vorrei comprare i dolci di marzapane e mangiarli insieme alla parte sopravvissuta della mia famiglia, sentendo vicini quelli che non ci sono più. Vorrei andare dalla nonna Giovanna a cui si è aggiunto mio nonno, vicini, in due tombe gemelle, all’aperto.
Oggi vorrei essere a casa.

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