Mea culpa!
Ho avuto molto da
fare, così tanto, da crollare in dei micro sonnellini da dieci minuti che
distribuisco random durante la giornata. Mi assopisco ovunque: ferma al
semaforo, mentre chiacchiero con Lucilla al telefono, in fila alla cassa del
supermercato, aspettando i bimbi fuori da scuola. Pericolosamente ovunque,
tranne nei posti canonici, lì e solo lì, nel letto e sul divano, occhio pallato fino alle
quattro del mattino.
Il rientro nel mondo del lavoro è lento, difficile, e ancora
non remunerativo.
La casa da pulire e i figli da amare incondizionatamente, mi
impegnano più del necessario, considerando l’assenza del mio ex coniuge.
La mancanza di pecunia avvilisce il mio sistema nervoso, mi
fa stare in uno stato costante di allerta.
La mia vita sociale ormai inesistente è sepolta da sbadigli
incontrollati.
Ieri sono andata alla prima festa di bambini da separata!!
Non avevo considerato ancora gli effetti della separazione
sulla mia vita sociale che fino a ieri ruotava in un macro cosmo di famiglie "double face", modello “casa nella prateria” all’esterno e “guerra dei Roses
“ all’interno.
Appena varcata la soglia dei giubilanti genitori di Federico,
un compagno di scuola di Claudio, catapultata in un antro infernale di ricchi giochi
e cotillon, ho avvertito un’attenzione nuova nei miei riguardi, un misto di
imbarazzo e sospetto da parte delle felicemente accoppiate e una nuova
considerazione da parte dei padri che ho sempre considerato frivoli.
L’emarginazione dai discorsi malevoli sulle moleste abitudini
dei compagni di vita (normale routine fino a poco tempo fa) mi ha fatto
sospettare che tutti in quella sala sapessero della mia nuova condizione di
mamma separata. L’arrivo tempestivo delle mogli ad ogni mio non colpevole
tentativo di intavolare una qualsivoglia discussione con “portatori liberi di
pene”, mi ha fatto intuire che la lettera scarlatta brillasse di luce
fosforescente sul mio casto dolcevita nero a collo alto.
Ho assistito personalmente a chiacchiere nascoste da una
mano, sussurrate ad orecchie curiose, con sguardi carichi di compassione diretti
nella mia direzione. Ero fuori dal gruppo, buttata fuori con disonore da un
circolo privato dove vigono regole non scritte e a me sconosciute.
Ho raccolto pizzette, muffin e piccoli plum cake salati in
un piattino e mi sono seduta ad osservare i festanti, ingozzandomi nervosamente
di cibi ipercalorici, frustrata e tristemente sorpresa da questa nuova forma di
razzismo.
I miei figli giocavano allegri
con gli altri figli di felicemente accoppiati, inconsapevoli, della tristezza
della loro mamma fintamente sorridente.
Il vapore acqueo in deciso aumento
nella sala e il mio malumore galoppante, mi hanno costretto ad una visita in
balcone a fumare una consolatoria sigaretta.
Le ho sorprese là, le mie buone conoscenti, che come piccole
galline starnazzanti, chiacchieravano amenamente sulla mia vita sentimentale,
raccogliendo testimonianze, sentito dire, falsità.
Un vero e proprio brainstorming per accertare una situazione
poco chiara, la mia.
Che paura…
Se fai parte di una coppia da tanti anni, si smette di
essere considerata come singolo individuo e si diventa magicamente un “loro”
che annulla ogni sospetto. La coppia diventa uno scudo di tranquillità dove
trincerarsi in un mondo difficile come quello dei genitori.
Il separato spaventa, pone delle scomode domande, ti fa riflettere su un pericolo incombente, da libero
sfogo a fantasie pettegole.
Sono scappata, mi sono data alla macchia tra il soffio delle
candeline e l’apertura dei regali, in un caos di pacchetti colorati e urla
festose di bambini curiosi, ho raccolto le mie cose, promesso film e pizza sul
divano ai miei figli, di natura poco inclini a lasciare le feste, e ho guadagnato
l’uscita senza salutare.
Lo so, non si fa, non è educato, sono stata scortese. Ma ho
una giustificazione.
Sono diventata dispari!!
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