Ore 3.25 del mattino:
Claudio, mi sveglia con urla disumane provenienti dalla sua stanza.
Come un guerriero di platoon, in silenzio e acquattata, mi
avvicino alla fonte di tanta disperazione. Accertato incubo notturno e
rassicurato, con baci e abbracci, bimbo in preda al panico, ritorno nel mio
letto.
Ore 4.02 del mattino: Alessandro vaga nel buio in corridoio
urtando ripetutamente “il cubotto parlotto” che suona e canta in inglese, nel
silenzio di una casa che vuole dormire. Devo ricordarmi di togliere le batterie
a quell’aggeggio infernale ( regalo di mia suocera…).
Ore 4.10 del mattino: Alessandro si palesa in camera mia,
piangendo, chiedendo scusa per avere fatto pipì a letto, calmo il pargolo seguendo
i consigli zen di SOS tata e per non creare cicatrici indelebili nella sua
giovane psiche, lo rassicuro, lo lavo, lo cambio e lo piazzo nel lettone,
mentre come una piccola formica operaia che fa gli straordinari, cambio le
lenzuola e già che ci sono, faccio partire la lavatrice.
Ore 4.30 del mattino: Gomitata sul naso di una piccola cozza
attaccata al suo scoglio. Guardo il suo viso angelico, per ricordarmi quanto è
carino, dolce e affettuoso, per evitare di strozzarlo nella notte e nel buio riesco
a sentire il suo sguardo su di me, rabbrividisco quando mi dice “Mamma ho sete,
mi prendi un po’ d’acqua?”. Do da bere all’assetato e lo rispedisco, con vigore,
nella sua stanza.
Ore 4.45 del mattino: Claudio va a fare pipì, tornando entra
in camera e mi dice con voce lacrimosa “Perché fai dormire sempre Ale con te e
a me dici sempre che devo dormire nel mio letto? Vuoi più bene a lui che a me,
vero?”. Ignorando tutte le meravigliose teorie di quella megera di tata Lucia,
lo abbraccio e gli faccio posto accanto a me per placare i sensi di colpa di
una mamma separata. Lo abbraccio stretto e gli accarezzo la testa per farlo
addormentare…rimango sveglia per i sensi di colpa indotti da quella nazista di
tata Lucia.
Ore 5.03 del mattino: Occhi pallati, mal di testa latente,
ascolto con attenzione esagerata, i rumori prodotti dal camion della nettezza
urbana. Il signore del piano di sopra ha deciso che le cinque e dieci era un
buon orario per andare in bagno.
Ore 6.00 del mattino: “Mamma ho fame!” mi sussurra Alessandro all’orecchio facendomi
rischiare una morte prematura. “Fila a letto” intimo con voce autoritaria,
felice di non avere avuto un infarto.
Ore 6.10 del mattino: Cerco un’aspirina, in cucina, al buio
per non svegliare nessuno, mal di testa in deciso aumento. Tornando in camera
per poco non mi ammazzo inciampando nel “cubotto parlotto” che continua a
parlare in inglese. Pensieri poco edificanti sulla sorte che auguro a mia
suocera e al cubotto.
Ore 6.35 del mattino: “Mamma ho davvero tanta fame”, insiste
il mio pervicace bambino. “Fila a letto, è ancora presto!” dico calma e perentoria,
rendendo orgogliosa quella stronza di tata Lucia, assalita dall’atroce sospetto
che tata Lucia non abbia figli.
Ore 6.45 del mattino: La Wind decide che è l’ora giusta per
mandarmi un messaggio pubblicitario.
Ore 6.50 del mattino: Tutto, miracolosamente, tace, mal di
testa pulsante.
Ore 7.10 di questo meraviglioso mattino: Squilla il
cellulare, interrompendo il micro sonno di venti minuti, incautamente rispondo:
“ Amore, sono la mamma, che fai? Non mi dire che ancora dormi? Ho deciso che ti
chiamo a quest’ora d’ora in poi, così sono sicura di trovarti! Non devi
preparare la colazione ai miei nipoti, forza alzati pigrona!” blatera garrula
Lucilla, che, è ovvio, non mai visto neanche una puntata di SOS tata.
Riesco a biascicare qualcosa del tipo “Ora non posso” e
chiudo il telefono in faccia alla mia adorabile mammina, meditando di legarla
ad una sedia e torturala con almeno otto puntate di tata Lucia.
Ore 7.20 del mattino: So che tra dieci minuti suonerà la
sveglia e mi viene un attacco d’ansia, mi alzo e carico la lavapiatti. Decido,
con la faccia da matta paragonabile a quella di Jack Nicholson in Shining, di farmi una doccia.
Ore 7.32 di questa splendida mattina: Claudio entra in bagno
furibondo e tira la mia sveglia suonante nel water . “Mi ha svegliato!” dice
con occhio truce.
Allora sapete che c’è: Al diavolo quella stronza di Tata
Lucia, mia madre, il centralino della
Wind, il vicino di casa, il mal di testa, la cacca, la pipì e l’acqua!
Tra due ore ho il decisivo colloquio di lavoro che mi
renderà, spero, una mamma separata e lavoratrice, e mi sento carica come un
cobra prima dell’attacco, ho un mal di testa che me la vorrei mozzare di netto,
una pediatra che non mi vuole prescrivere il Valium per fare dormire i bambini
di notte e voglio incontrare tata Lucia per affogarla nel water insieme alla
sveglia, in più sono sicura che se chiamo Marcello lui ancora dorme sonni beati!!!
Se qualcuno oggi fa
commenti sulle mie occhiaie e mi dice che ho la faccia tirata, lo tagliuzzo a julienne con un'accetta.
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