E’ un fatto assodato che la comunicazione tra uomo e donna
conserva enormi lacune antropologiche.
La Venere nascosta
nelle donne ha bisogno di esprimersi, continuamente, con fiumi di parole, la
donna esterna, racconta, insegna.
Marte, dominatore assoluto della psiche maschile, ascolta
solo le cose utili, aspettando con pazienza alcuni, con scarsa altri, che la
donna gli presenti un valido problema da risolvere per poi rinchiudersi beato nella
sua comoda caverna interiore.
“Niente” è l’insieme di sillabe che normalmente fa tremare
un uomo dotato di un discreto grado intellettivo.
Quando l’uomo chiede incautamente “c’è qualcosa che non va
amore?” e l’ermetica raccolta di sensazioni che è la donna risponde serafica “niente”,
qualcosa puzza di bruciato, si prepara per l’inconsapevole preda, una trappola
da cui non potrà scappare facilmente.
Se io fossi uomo, tremerei, avvertirei una scarica alla base
del collo, una botta d’adrenalina che geneticamente mi indurrebbe alla fuga,
una sensazione di catastrofe imminente che mi porterebbe a fare perdere le mie
tracce, penserei, come alternativa, alla legione straniera.
La donna non dice mai "niente" a meno che non sia imbufalita e (cosa strana) troppo arrabbiata per parlare.
Lui, invece, l’uomo, il caro compagno di vita, di sollazzi,
il sempiterno seminatore di calzette, l’irriducibile
della goccia, che fa?
Lui ha tre opzioni perché
è un essere semplice.
L'idiota non capisce, archivia la risposta "niente" come vera, crede sul serio nella sua beata ingenuità che "niente" corrisponda a niente. (Caso clinico)
Il pavido ignora totalmente l’amata e la lascia a mollo
nelle sue paturnie scatenando l’ira funesta e recriminazioni a cui non riuscirà a sottrarsi per anni. (Suicida)
Lo stoico affronta il
problema sperando in una archiviazione veloce. (Paziente, coraggioso)
L'idiota è un uomo che ha avuto poco a che fare con le donne, probabilmente ultimo di sette fratelli, figlio di padre vedovo oppure semplicemente tonto.
Lo stoico, uomo senza macchia e dotato di un coraggio al limite dell'incoscenza si lancia comprensivo e attento nel difficoltoso tentativo di sviscerare un problema per lui, in partenza, assolutamente inesistente.
Il pavido, è ovvio, sa di essere in torto, si sente
colpevole, fa il sorcio e si nasconde, lurido striscia sperando nell’autoconservazione,
con ignavia evita qualsiasi argomento che possa scatenare l’inferno, fa il vago, simulando
gastroenteriti fulminanti per impietosire la compagna ( affetta come tutte dal
complesso della crocerossina). Crea
partite di calcetto, andate in palestra o cene tra amiconi che l’aiuteranno nel
prendere tempo nella a dir poco vana speranza che lei dimentichi.
Spera e prega che sopraggiunga un evento casuale (problemi
al lavoro, figli, pioggia di meteoriti) che distragga la sua compagna.
Ma come fate a non avere capito che noi donne non
dimentichiamo mai niente?
Le donne non dimenticano, archiviano, meticolose, in piccoli
cassetti del loro sconfinato cervello, tutte le mancanze, bugie e offese del
compagno, pronte come delle api assassine a pungere al momento giusto, felici
di far uscire a valanga tutto il loro malcontento.
Ho ascoltato con pazienza racconti sofferti di amici
lasciati dalle loro compagne.
“Non mi sono accorto di niente, è stato tutto così
improvviso!” cianciano ubriachi di sofferenza e gonfi di alcool i mollati di
turno.
Ho sempre risposto con gentilezza per non infierire: “Non l’hai
ascoltata, lei ti avrà lanciato centinaia di messaggi subliminali, è
impossibile che tu non te ne sia accorto”.
“ Giuro, non mi sono
accorto di niente, era come al solito e poi di punto in bianco mi ha piantato”
blaterano i lacrimosi nuovi single pronti dopo altri due bicchieri a dire ti
amo alla prima sconosciuta che rigonfi il loro ego ferito.
Amici, se la vostra compagna vi risponde “niente” alla
domanda “cosa c’è amore?” drizzate le orecchie, sintonizzatevi e allarmatevi perché quello è un segnale e per dirla come un medico è un sintomo prodromico della fine!!!!
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